Chiarimenti sulla Sentenza 30475/2019

Chiarimenti sulla Sentenza 30475/2019

In data 10 luglio 2019 sono state depositate le motivazioni della Sentenza 30475/2019 pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione nell’Udienza del 30 maggio 2019 (Presidente Carcano, Relatore Montagni).

In effetti, in seguito al ricorso per Cassazione presentato dal Procuratore della Repubblica di Ancona nell’ambito di un procedimento penale contro un commerciante locale, era stata rimessa alle Sezioni Unite la seguente questione di diritto: «se le condotte di coltivazione di canapa delle varietà di cui al catalogo indicato nell’art. 1 comma 2 della legge 242 del 2016 e, in particolare, la commercializzazione di cannabis sativa L. rientrino o meno, e se si, in quali eventuali limiti, nell’ambito di applicabilità delle predette legge e siano, pertanto, penalmente irrilevanti ai sensi di tale normativa».

Occorre rammentare che la legge 242 del 2016 entrata in vigore il 14 gennaio 2017 aveva dato impulso, tra l’altro, alla nascita di numerosi “cannabis shop” e alla commercializzazione di derivati della coltivazione di canapa destinati ad uso alimentare quali infiorescenze, foglie, oli e resine. Per l’anno 2018 si calcola un giro d’affari di oltre 40 milioni di euro.

La sentenza della Corte di Cassazione ha delineato i confini della liceità in materia di cannabis definendo in maniera netta il rapporto di regola-eccezione tra Legge n. 242/2016 e DPR 309/1990.

In particolare la Suprema Corte ha ritenuto che la cannabis, senza distinzioni, sia generalmente sottoposta al divieto di produzione e commercializzazione sancito e sanzionato dagli artt. 14 e 73 T.U. Stupefacenti, fatta eccezione per:

– la produzione di fibre o altri usi industriali in conformità alla normativa Comunitaria (che per inciso non prevede alcuna limitazione a parti della pianta);

– le destinazioni tassative di cui all’art. 2 della L. n. 242/2016.

Ne consegue che è da considerarsi pienamente lecita la produzione di canapa nelle sue varie forme (fibra e canapulo, fiori, foglie e semi), nonché la trasformazione per ottenere i prodotti elencati dall’art. 2 della Legge 242/2016, nel rispetto delle normative dei relativi settori (alimenti, cosmetici, semilavorati, florovivaismo ecc).

Secondo la Cassazione, invece, questioni relative alla così detta “cannabis light” esulano dalla previsione di cui alla Legge n. 242/2016 e le relative condotte dovranno essere valutate dal Giudice caso per caso in attesa di un intervento del legislatore.

A riguardo è interessante leggere il commento alla sentenza della cassazione proposto da Federcanapa

Sempre di Federcanapa la sintesi del contesto normativo

Il testo integrale della sentenza è invece visibile qui

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